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Introduzione

A.M. Storace
Ricerche Storiche intorno al comune di S.Antimo
1887

Notizie intorno alle Regioni dell’Italia meridionale, in una delle quali sorse il Comune di S.Antimo

Primi abitanti dell’Italia meridionale furono i Pelasgi, i quali presero il nome di Siculi e Opicii. I Siculi nelle contese con gli Opicii emigrarono nell’isola che fu detta Sicilia. Gli Opicii rimasero padroni di tutta la Campania ed ebbero anche il nome di Ausonii. Questa regione si distendeva dagli Appennini al mar Tirreno. Il nome stesso dei suoi abitanti, i quali furono chiamati anche Osci, traendo dalla radice del vocabolo la loro qualifica di agricoltori e coltivatori sta ad indicare la ubertosità delle terre da essi abitate. Una parte dell’Italia meridionale fu invasa dai Fenici e dai Greci in tempi posteriori, ma l'invasione non confuse i nuovi con i popoli che la possedevano; sicché le terre tenute dagli Osci conservarono le loro tradizioni e i loro costumi.

Sul suolo della Campania sorse la città di Atella con propria autonomia, e sebbene unita a Roma, serbò sempre la sua storia, le sue abitudini, il suo dialetto. In seguito la Campania, poiché venne chiamata anche Liguria, si distinse, al tempo del Longobardi, in Liguria Duchea, che formò la Duchea Napolitana, e in Liguria longobardica. Accanto ad essa sorse una terza Liguria, detta liguria Capuana la quale confinava da un lato col principato di Benevento e dall’altro lato con la Duchea Napolitana. Dopo molti anni, a causa della fertilità delle sue campagne la Duchea Napolitana prese anche ii norne di terra di Lavoro. La quale fu teatro di lotte fra le Contee per motivi di confini. In seguito si registrano importanti avvenimenti col succedersi delle dinastie: Normanne, Sveve Angloine, Aragonesi, Spagnuole; fino a che una parte della Campania divenne la Provincia di Napoli.

Poco distante dall’antica Atella sorse la terra di S.Antimo, la quale costituì una borgata tra le più popolose e importanti della zona. Prima di parlare della sua origine e delle sue vicende, crediamo sia interessante far cenno del suo sistema feudale con cui veniva governata, insieme ad altre terre, alla dipendenza dei Baroni.

Il Barone decideva delle cause civili e criminali; aveva la podestà del gladio, la podestà di mutare le pene da corporali in pecuniarie, rimetterle in tutto o in parte, creare governatori, consultori, assessori, luogotenenti, camerlenghi, armigeri ed altre cariche affini. Dalla Camera baronale dipendevano le carceri e quanto altro occorreva per l’attuazione dei poteri feudali.

Accanto al Barone eravi un Governatore, nell’interesse dello Stato, e l'Università, nell'Interesse amministrativo dei cittadini. La durezza del regime straniero, rappresentato principalmente dai vicerè spagnoli, veniva mitigata dall'amministrazione delle Università le quali conservavano il retaggio delle antiche libertà. Infatti, il potere invadente del feudalismo trovava nelle Università un correttivo e un Corpo riconosciuto dallo Stato, il quale valeva ad opporsi alla licenza dei Baroni a danno del popolo. Quindi che l'Università nelle nostre Provincie, specialmente ove si esplicava più forte il dominio dei Baroni, non deve stimarsi come una pura forma di amministrazione del patrimonio pubblico, ma quasi come un organismo politico dello Stato.

Premesse queste notizie, ricordiamo la forma del governo dell'Università di S.Antimo. Tutto il sistema finanziario del paese in relazione con lo Stato, col Barone, con le pubbliche necessità formava il governo dell’Università, non soggetto ad altra ingerenza eccetto la tutela regia e 1’approvazione delle deliberazioni con decreto regio. Per siffatta amministrazione si riunivano i cittadini in pubblico parlamento, procedevano alla scelta di tre di essi (chiamati eletti) ai quali era affidata l’azienda comunale nelle circostanze normali. Occorrendo speciali deliberazioni, gli eletti erano tenuti a convocare il parlamento perché avesse opportunamente deliberato. Oltre i tre eletti vi era un Consiglio di Deputati, il cui numero prima di 24, e dopo venne ridotto a 18, scelti anch’essi per elezione e divisi come rappresentanti le diverse parti o quartieri del paese.

Al parlamento presiedeva un magistrato della Real camera della Sommaria. Il parlamento occupavasi ancora dell’esame delle spese fatte dagli eletti e dagli affittatori delle gabelle, delle liti, dei contratti, dei prestiti e di qualunque altra cosa che portava onere all'Università.

I pesi soliti ad imporsi erano il dazio o gabella della farina, il jus panizzandi, l’affitto dei mulini, e nei straordinari la tassa inter cives. Così provvedevasi pesi di amministrazione, a quelli derivanti dai pagamenti alla Regia Corte, e dalle prestazioni dovute per i privilegi della Camera Baronale e di altri Corpi Morali. Gli Onciarii, di cui Si conserva ricordo nell'Archivio di Stato, danno l’idea delle condizioni economiche dell'Università di S.Antimo e indicano le vane fasi della sua vita fino alla scomparsa del feudalesimo. Il periodo della Repubblica Napolitana, spento nel sangue di tante vittime e con l'invasione di orde selvagge, aveva provocato una reazione potente. Quindi ben si comprende come, allorché vennero i giorni della restaurazione, l’ordinamento amministrativo, introdotto dai francesi, fosse rigorosamente seguito. Ed allora non più parlamentari di cittadini, non più eletti e deputati scelti dal popolo; ma decurioni e sindaci di nomina regia e dipendenza assoluta dallo Stato.

Un tal sistema di accentramento e di esagerata tutela, la quale lasciava scomparire interamente la personalità politica e amministrativa dei Comuni, durò lungamente quanto durò la signoria dei Baroni.

Nel 1821 e più tardi nel 1848, Si respirò per un momento un’aura di libertà; ma troppo presto si ebbero nuove reazioni, fino a quando le provincie del Mezzogiorno d’Italia non si fusero con le altre in unità di Nazione, e sulle rovine dei troni dominanti non sorse la Monarchia italiana. Allora i Consigli comunali ritornarono con forma più esatta al sistema primiero dei parlamenti cittadini.

Ultimo aggiornamneto: 01/06/98